Archivi categoria: bene comune

Un bene comune è un bene pubblico, cioè di tutti noi, e non di nessuno!

Giornata Mondiale dell’Acqua

Oggi, 22 marzo, è la Giornata Mondiale dell’Acqua, ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, e in Italia si stanno svolgendo diverse manifestazioni. A Genova in particolare si terrà un flash mob in Piazza De Ferrari alle 17:45.

Sabato 26 marzo grande manifestazione a Roma per lanciare la campagna referendaria. Questa primavera infatti ci saranno 2 referendum a cui votare sì per difendere il diritto all’acqua (il governo non ha ancora fissato ufficialmente le date ma probabilmente si terranno il 12 giugno).

2 sì per l’acqua bene comune!

Stop al consumo del territorio – Partecipattiva incontra Domenico Finiguerra

L’attività di Partecipattiva prosegue intensamente anche in questo 2011 che è appena iniziato. In particolare è in programma nei prossimi giorni un appuntamento interessante, al quale tutti sono invitati a partecipare.

Si tratta di un incontro pubblico dal titolo “IL TERRITORIO È UNA RISORSA: COME RIDURNE IL CONSUMO?” e si terrà venerdì 25 febbraio alle ore 17.30 presso l’Hotel Stella del Mare in Corso Millo 115 a Chiavari.

Interverrà Domenico Finiguerra, promotore del movimento STOP al consumo di territorio e Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI), comune vincitore del premio nazionale Comuni a Cinque Stelle per la gestione del territorio e membro dell’Associazione Comuni Virtuosi. locandina dll'incontro con Domenico Finiguerra
Cassinetta di Lugagnano si è contraddistinto in questi anni per una politica urbanistica innovativa, che si è concretizzata in un Piano di gestione del territorio a “crescita zero”, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio. Nei mesi scorsi si è parlato ampiamente delle scelte fatte a Cassinetta di Lugagnano anche al TG1 e nella trasmissione Report.

Può sembrare un incontro “tecnico”, ma non è così.
Tutti noi abbiamo un’idea di come utilizzare il suolo comunale, i suoi terreni, i suoi spazi ancora non progettati. E spesso le nostre idee sono tutt’altro che banali.
Domenico Finiguerra ci racconterà come lui e i suoi concittadini sono riusciti a condividere queste idee, valorizzando il territorio del loro comune e preservandolo dal cemento selvaggio.

Vale la pena ascoltarlo per convincerci che anche qui è possibile fare altrettanto.

Ti aspettiamo dunque.

Piana dell’Entella: il progetto della provincia non ha il consenso della popolazione

Venerdì scorso l’Amministrazione di Lavagna ha risposto all’invito fatto da Partecip@ttiva e ha organizzato un incontro pubblico per illustrare ai cittadini i progetti di intervento sul bacino dell’Entella predisposti dalla Provincia. Il primo lotto, già in fase di approvazione della progettazione definitiva, prevede un argine di alto fino a a 4 metri e largo 25 nel tratto compreso tra il Rio Rezza ed il ponte della libertà, seguendo il “seggiun” napoleonico attraverso la piana degli orti. Il secondo lotto, che è parte integrante del progetto presentato in questi giorni dalla Regione ai comuni della piana dell’Entella, prevede un argine di pari altezza “a difesa” dell’abitato della Madonna del Ponte e nuovi collegamenti stradali che sottopassano il nodo del ponte della Maddalena.

Ci pare interessante sottolineare che anche l’amministrazione lavagnese ha condiviso con i cittadini presenti lo stupore del fatto che un progetto del genere, costato ben € 700.000,00, non abbia tenuto in alcun conto degli affluenti che formano l’Entella (Lavagna, Sturla e Graveglia), e non abbia pensato quindi a progettare interventi che contribuiscano a rallentare e contenere la quantità d’acqua che questi possono riversare nell’Entella in caso di forti piogge. Si potrebbero evitare così opere sulla cui efficacia sia Partecipattiva che i cittadini di Lavagna avanzano molti dubbi, fra tutti almeno per quel che riguarda la soluzione avanzata per il contenimento dei diversi rivi che dovrebbero confluire in una sorta di canale scolmatore sotterraneo, rispetto al quale nulla si sa ad esempio su come si potrà provvedere alla pulizia dello stesso.

Tante persone hanno chiesto che le istituzioni si indirizzino a progettare interventi dal costo più limitato, più efficaci e ad impatto zero come la pulizia del fiume, la modifica dello sbocco del rio Rezza e degli altri rii, la realizzazione di archi a sostegno dei ponti, invece dei pilastri, che oggi poggiano sul letto del fiume.

Partecip@ttiva vista la contrarietà dei cittadini intervenuti e della stessa amministrazione lavagnese si domanda:

– come è stato possibile arrivare ad una progettazione così avanzata senza il consenso della popolazione?

– perchè il concetto di “messa in sicurezza” deve per forza tradursi in elevazione di argini con il conseguente aumento di velocità delle acque?

– come mai ad oggi uno studio così complesso non è stato accompagnato da alcuna simulazione fatta in vasca artificiale?

– perchè si progettano opere con previsioni di piena di 50/200 anni diverse fra loro?

Abbiamo bisogno di sentire risposte credibili a queste domande. Anche se una prima progettazione definitiva è già stata approvata, si ritiene che i dubbi dei cittadini e dell’amministrazione lavagnese debbano essere presi in considerazione per rimettere in discussione quanto già deciso.

Piana dell’Entella: i Sindaci aprano il dialogo ai cittadini!

Partecipattiva ha inviato una lettera ai sindaci dei quattro Comuni interessati dal progetto di messa in sicurezza dell’Entella (Carasco, Cogorno, Chiavari e Lavagna), con la quale chiede agli stessi di aprire un dibattito pubblico sull’opera, prima di comunicare le proprie osservazioni alla Regione. Di conseguenza chiede ai Sindaci e all’Assessore Regionale alle infrastrutture Paita di posticipare l’incontro previsto per il giorno 19, di cui gli organi di stampa hanno dato ampia informazione.
La richiesta è motivata dal fatto che l’opera in progetto è di grande impatto per il territorio e tale da modificare in maniera consistente le aree. Non possono quindi essere esclusi dalla progettazione i cittadini dei quattro comuni che vedrebbero modificato il territorio in maniera irreversibile.
I cittadini hanno il diritto di verificare inoltre che quanto si vuole realizzare nell’area sia veramente finalizzato alla messa in sicurezza del fiume, e non sia invece l’occasione per svincolare terreni sui quali poi andrebbero ad essere realizzate pesanti cementificazioni. In questo senso Partecipattiva ha in questi mesi già raccolto domande e preoccupazioni degli abitanti di Lavagna, interessati dal primo lotto già approvato del progetto, che assistono solo come spettatori al dibattito che avviene sulle pagine dei giornali tra gli amministratori.
Partecipattiva ritiene che sia assolutamente necessario che le amministrazioni mettano in campo energie e risorse per una progettazione partecipata; per questo motivo ha inviato la lettera anche ai gruppi consiliari dei Consigli Comunali dei quattro Comuni, perchè essi stessi si attivino per pretendere dai loro sindaci un confronto pubblico aperto.

Di seguito il testo della lettera:

Al Sindaco di Carasco
Laura REMEZZANO

Al Sindaco di Chiavari
Vittorio AGOSTINO

Al Sindaco di Cogorno
Enrica SOMMARIVA

Al Sindaco di Lavagna
Giuliano VACCAREZZA

e p.c.   ai capogruppo dei gruppi consiliari dei
Consigli Comunali di Carasco, Chiavari, Cogorno, Lavagna

e p.c.   all’Assessore regionale alle infrastrutture
Raffaella PAITA

OGGETTO: osservazioni al progetto di sistemazione degli argini del fiume Entella

In questi mesi si sta definendo un progetto per la piana dell’Entella, articolato in lotti, in cui la messa in sicurezza del fiume è associata con lo sviluppo della rete viaria su entrambe le sponde e con lo svincolo di aree che diventerebbero edificabili. Sicuramente si tratta di un disegno molto ambizioso ma di grande impatto per il nostro territorio.

Già è così per il primo lotto approvato di questo progetto, che riguarda la tratta fra il Ponte della Maddalena e la foce dell’Entella, in particolare sul lato Lavagna, dove è prevista la costruzione di una sorta di muraglione alto 4 metri sulla linea dell’attuale seggiun, al fine di impedire l’esondazione delle acque del fiume.

Della complessiva progettazione i cittadini delle amministrazioni interessate, ad oggi, sanno poco o nulla: solo quanto è stato riportato da tv locali o giornali, peraltro in forma sempre molto sommaria. Continua a leggere

Il pressing dei chiavaresi costringe il Comune a modificare il progetto dell’autorimessa in piazza N.S. dell’Orto

Le 59 osservazioni sottoscritte da 255 firmatari sono sicuramente un successo di partecipazione di cui Partecipattiva è molto contenta, considerando quanti timori hanno da sempre i cittadini chiavaresi a mettere il proprio nome contro una iniziativa del sindaco Agostino.
I cittadini hanno dato il massimo per spiegare all’amministrazione quali sono i difetti del progetto di autorimessa interrata in Piazza N.S. dell’Orto; una mobilitazione che non ha precedenti nella storia amministrativa chiavarese. Una mobilitazione che porta un primo risultato significativo: il progetto viene modificato.

Il pressing dei cittadini costringe l’amministrazione a modificare il progetto ed accogliere l’istanza di salvaguardare “Viale delle palme”, come richiesto dai chiavaresi (anche se in aula è stato respinto un nostro emendamento che chiedeva certezze a riguardo di questo spostamento! Come dire che potrebbe ancora essere un trucchetto per tenere buona la gente)

Siamo soddisfatti? Solo parzialmente perché ci saremmo aspettati in realtà un altro tipo di annuncio.

L’amministrazione chiavarese infatti ha annunciato una modifica al progetto per il parcheggio interrato in piazza N.S. dell’Orto proprio lo stesso giorno in cui si sbloccano i 17 milioni di euro della vendita della Colonia Fara.

Quale annuncio ci saremmo aspettati? Siamo delusi perché pensavamo che l’arrivo di tutti quegli euro spingesse l’amministrazione ad abbandonare la strada dell’aiuto dei privati per sistemare l’arredo di piazza N.S. dell’Orto.

Ci saremmo aspettati che l’amministrazione ci dicesse: “Cittadini abbiamo i soldi per pedonalizzare piazza N.S. dell’Orto senza la necessità di dovervi fare sotto una autorimessa. Usiamo i soldi della Fara. Stop all’autorimessa sotterranea!”.  Infatti per rifare l’arredo della piazza e liberarla dalle auto posteggiate bastano meno del 2% dei 17,4 milioni che arrivano dalla Fara. Una quota assolutamente minima, che non intaccherebbe la possibilità di realizzare tutte le altre opere che il Sindaco ha annunciato e che libererebbe il Comune dal laccio che lo legherà per 40 anni ai privati che dovrebbero realizzare l’autorimessa. Il project financiing è uno strumento che utilizzano le amministrazioni che non possono spendere i loro denari. Ma nel caso di Chiavari in questo momento di denaro ce ne in abbondanza e quindi è logico non utilizzarlo.

Tra l’altro un annuncio di questo tipo (“Stop all’autorimessa interrata!”) sarebbe stato logico per un altro motivo.

L’amministrazione infatti ha appena finito di leggere le osservazioni che i cittadini hanno fatto sul progetto. Tra queste ce ne sono alcune, scritte da tecnici esperti, che mettono in guardia dai pericoli che l’intervento può generare per gli edifici che si affacciano sulla piazza, primo fra tutte proprio il pronao della cattedrale, che a detta dei tecnici ha una struttura molto delicata e a rischio crollo, se gli si scava così a ridosso (e tra l’altro la maggioranza ha respinto in aula un nostro emendamento che chiedeva garanzie assolute circa l’assenza di rischi per il pronao della Cattedrale). Continua a leggere

Finalmente è finita l’agonia del progetto sulla Colmata. Nessuno l’ha comprata!

Per la seconda volta l’asta per la Colmata è andata deserta.
Nessuno vuole comprare il progetto che dal 1995 riempie le pagine dei giornali e di tutta la propaganda che, a nostre spese, il sindaco Agostino ci ha propinato in tutti modi possibili.
E’ stato il mercato a dire la parola fine a questa sorta di “accanimento terapeutico”, grazie al quale il progetto Campodonico-Panero è stato tenuto in vita fino ad oggi: nessuno lo vuole!
Eppure era chiaro che sarebbe finita così. Il progetto è brutto, caro, poco conveniente ad un investitore privato serio, pieno di rischi (sarebbe stato facile venderli tutti quegli appartamenti a chissà quali prezzi?), pieno di vincoli urbanistici e architettonici.

Quindici anni persi, così come sono andati persi un mucchio di euro che questa aministrazione ha continuato a spendere inopinatamente per testardaggine e arroganza.
Chi restituirà ai chiavaresi questi soldi?
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